Dal selfie allo shelf: come i social media migliorano le strategie di marketing cosmetico

Si parla sempre più spesso di marketing cosmetico e di quale sia l’influenza dei social come Instagram o Facebook: ebbene sì, tutti i social media, fra cui inseriamo anche TikTok e Youtube con la forza preponderante dei video, si sono trasformati in canali di marketing efficaci e in vetrine che implementano le vendite a livello altissimo. Qual è la ragione principale di questo fenomeno? Semplice, le aziende beauty hanno spostato il focus comunicativo dalla presentazione del prodotto all’esperienza di quello stesso cosmetico. In pratica, per raggiungere obiettivi vincenti, le strategie di marketing cosmetico devono adeguarsi ai trend dei clienti, dei fruitori, dei consumatori di settore, che vanno dalla top model all’attrice, dal make up artist fino alla teenager che fa video su TikTok, provando i nuovi trucchi più in voga del momento. Non a caso un brand mondiale come L’Oreal ha deciso di investire milioni di euro su influencer e content creator digitali, perché stanno alla base della diffusione dei prodotti, con i loro video virali e le loro prove filmate davanti allo specchio. Sperimentare un nuovo mascara, testare un rossetto visto alle sfilate, provare uno shampoo che promette miracoli sono tutte attività che fanno parte di un gioco, ed è chiaro l’aspetto ludico che si trasforma in una vera e propria vetrina marketing, in uno showroom digitale, in un’area espositiva come la si voglia chiamare!

Come i social media hanno modificato l’idea di bellezza?

Il concetto di bellezza cambia continuamente lungo le epoche, ma cambiano anche i riferimenti che possono spostarsi dall’alto al basso. Se un tempo i canoni beauty omaggiavano un corpo burroso, generoso, in base alle opere dei maestri del Rinascimento, con lo scorrere del tempo i requisiti sono cambiati, perché si è modificato soprattutto il tessuto socio-economico di una particolare generazione e, di conseguenza, l’aspetto culturale che ne deriva. Come le civiltà del passato amavano riprodurre una donna dalle forme femminili, come auspicio alla fertilità, negli anni ‘50 del dopoguerra i canoni estetici richiesti alla “bellezza” in un concorso come Miss Italia veicolavano l’immagine di una donna morbida, simbolo di ricchezza, di prosperità e di benessere. In un rincorrersi di mode e di tendenze, nel tempo la femminilità si è fatta più minuta e contenuta, e si sono ristrette le taglie sui défilé di moda, in un’epoca in cui la povertà non era più una calamità, almeno in Occidente.

Oggi, la nostra epoca digitale incorona i
social come primi canali di comunicazione, ma ancora una volta è necessario comprendere quali siano i fruitori di questi strumenti così importanti: i critici d’arte? Forse i pittori? Artisti? Nulla di più lontano, sono i ragazzini, la gen ZED, i teenager di oggi che smanettano sullo smartphone. Sono i giovani i veri punti di riferimento nel mondo del beauty, ragazze e ragazzi che si divertono con i cosmetici e con il make up, rivoluzionando le mode e le tendenze. La nostra è un’epoca genderless, in cui si respira una certa fluidità tra genere femminile e maschile: i social premiamo queste trasformazioni della società e permettono anche a un bacino alternativo di entrare a contatto con il meraviglioso mondo del trucco e del parrucco, senza giudizi, convenzioni o falsi conformismi. Il “marketing cosmesi” deve tenere conto di questi nuovi scenari, e punta tutto sui giovani content creator di TikTok che, con le loro sperimentazioni, sono un canale prezioso e diffondono in maniera virale i prodotti distribuiti dalle aziende beauty. Video tutorial, teaser che funzionano come lancio di prodotti, caroselli prima&dopo: sono tante le forme di comunicazione che generano engagement e aumentano il traffico sulle piattaforme social! Questa sorta di “passaparola digitale”, se vogliamo definirlo come farebbero i boomer, crea hype, attesa e aspettativa, la voglia di provare quel cosmetico particolare: il tam tam mediatico che sta alla base del marketing in cosmetica si trasforma, come per incanto, in vendite e fatturato effettivo. 

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Dall’alto al basso: l’altalena della fonte dei trend

Come spesso succede nel mondo della moda e dei fenomeni di costume, le tendenze possono provenire dal basso o dall’alto: l’andirivieni, l’alternanza fra un livello alto o un tessuto underground deriva dal servizio, dal prodotto, o dai riferimenti culturali del momento, fra cui anche quelli sociali, politici, musicali. Miranda del “Diavolo veste Prada” spiegava come le collezioni Haute Couture possano influenzare le grandi catene monomarca: quel ceruleo che tanto faceva sorridere, diventava il colore trendy per eccellenza dei golfini del mercato, acquistati in un grande mucchio di roba.

La situazione si ribalta, però, quando sono le giovani (e i giovani) influencer a scovare, per curiosità, in soffitta della nonna, le mode che andavano negli anni ‘70, e scoprono negli album di famiglia trucchi da rivisitare, rinnovare e riproporre con un restyling d’effetto. 
Dal basso, dalla cultura pop della generazione ZED, nascono i #trendvirali che influenzano l’indagine di mercato: da queste fonti preziose, da queste sorgenti giovani e fresche, i brand pescano a piene mani e producono make up adatto, di tendenza, in linea con il revival e con le richieste dei content creator di oggi. Un esempio concreto? Il #trendredwine che ha spopolato la scorsa stagione, un make up occhi che prende ispirazione dai trucchi vivaci degli anni Settanta. Dagli esperimenti di giovani influencer, i grandi brand hanno deciso di realizzare una palette in tema, in nuance rosso vinaccia lucido, su base cremosa, da applicare con le dita sulla palpebra mobile. Un altro grande ritorno? Le forcine a banana, le cosiddette banana pins degli anni Ottanta, riportate alla ribalta da chi le ha trovate nel beauty case della mamma: il mondo del beauty ringrazia!  Scenari fluidi e cangianti che solo Il ruolo di un’agenzia di comunicazione specializzata nel settore beauté può decodificare, attraverso la comprensione profonda delle nuove tendenze dettate dai social media, e  utilizzando soprattutto l’expertise strategica in grado di interpretare e tradurre le suggestioni raccolte, trasformandole in campagne “connesse” con lo specifico target.

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